Saso PIPPIA

APNEA

XIV/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

APNEA nasce da un testo che scrissi nei primi giorni del lockdown. 

Un pomeriggio ero in studio a fare i miei soliti giri attorno ad una tela, con prove di colore e cambi di pennello, in attesa dell’ispirazione. Direi che si trattava dei soliti giochini per poi aspettare l’attimo esatto per proseguire. Era però diverso, non avevo le stesse sensazioni, la stessa calma e il mio respiro mi trasmetteva qualcosa di nuovo, sconosciuto ed incerto. Qualcosa mi frenava e non era certamente la mancanza di ispirazione. Passarono dei giorni cosi, a volte restavo fermo davanti ai miei lavori, senza dir niente e senza che avessi voglia di tentare di far qualcosa. 

Uno stato d’animo nuovo.

Presto compresi che quei giorni mi avevano totalmente bloccato e fermato in quello spazio della mia stanza ad ascoltare quei silenzi e percepire una tensione che mi aveva ormai sopraffatto. Passai un mese così, senza far nulla e senza riuscire a trovare una chiave per uscirne. Una solitudine costretta e non spontanea che non mi aiutava a ritrovare il senso degli oggetti della mia stanza, e a farli lavorare nel modo giusto. Ero diventato quasi un estraneo, un ospite all’interno del mio stesso mondo.

Dovevo reagire.

La chiave era dentro di me e la cercai attraverso le parole, interrogandomi su un’altra forma di comunicazione, diversa dalla mia solita pratica del gesto pittorico, che mi facesse sobbalzare. Ma come spesso capita, anche durante la fase creativa di un lavoro, per riuscirne a trovare la strada, devi prima scendere giù in fondo sino a quando poi qualcosa ti riporta su con le giuste risposte. Dovevo far vivere quello stato d’animo sconosciuto, portarlo alla luce e farlo emergere, solo così sarei riuscito a uscirne.

Scrissi APNEA.

Fiato sospeso, interrotto a singhiozzo ma di nuovo tolto al nostro respiro.

Sottovuoto come salumi da supermercato, spostati e trasportati come scatole imballate.

Senza alcuna emozione vera vaghiamo di angolo in angolo dentro una stanza

senza mai trovare il verso giusto e riconoscere il suo vero colore.

Come in apnea sentiamo ogni giorno il limite di sicurezza avvicinarsi, ma restiamo ancora giù. 

Ogni giorno è diverso e più lungo, attraversarlo è sempre più difficile. 

Ci hanno rubato il tempo, l’unico vero motivo per cui viviamo.

Il tempo di ogni cosa è adesso fermo, immobile, legato,

sott’acqua con noi senza muoversi…in apnea.