Ottavio AMARO

CASA CON SCALA LEVATOIA

XIII/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

«Essa sostiene l’uomo attraverso le bufere del cielo e le bufere della vita.»
Gaston Bachelard

Una casa con la scala levatoia: è un disegno elaborato nei giorni di confinamento per Coronavirus. Ironia a parte della ‘trovata’, non c’è dubbio che gli schizzi sono interpretativi delle atmosfere ‘malinconiche’ vissute, che ci conducono a qualche riflessione più generale.

La casa come scrigno dei ricordi e delle memorie di ognuno di noi, oppure, la casa oggetto del desiderio dove vorremmo abitare: al tempo del coronavirus, a questa dimensione più evocativa dell’abitare si aggiunge, fino a prevalere sulle altre, la dimensione della casa come protezione.

Evidentemente c’è una sorta di ritorno involutivo che riporta all’idea di fortezza non lontana forse, vista la condizione ‘detentiva’, da quella di cella.

La scala ‘retrattile’ contribuisce a dissolvere la continuità con il suolo, riportando la casa a una sospensione che la rende isola e immune da interferenze, quindi sicura da contaminazioni.
Tutto richiama al limite fisico, alla barriera, alla separazione premoderna tra interno-esterno, come ritorno necessario all’universo dell’internità. 

Come negli interni di Vermeer si ricreano ‘microcosmi domestici’, atmosfere in cui i gesti quotidiani ripetitivi assurgono a teatralità, a ‘poesia dell’intimità’. Ai mappamondi, alle carte geografiche e agli oggetti esotici vermeeriani, evidenti segni di desideri esplosivi di percorrere rotte esplorative intercontinentali, si sostituiscono realtà virtuali, collegamenti in rete illusori, quanto capaci di sospendere le dimensioni spazio-temporali convenzionali.

Come in quelle stanze, in una ritrovata lentezza, tutto trascorre mentre abitiamo: tele-lavoriamo, studiamo, amiamo, curiamo il corpo, socializziamo, oziamo, riposiamo, inseguiamo sogni.
L’esterno è presente ma lontano come desiderio, come un altrove, limitato nello sguardo e negli orizzonti, dalla ritrovata finestra albertiana. 

Evidentemente siamo in presenza di un’inversione ideologica epocale del bisogno di abitare: la casa, dall’existenzminimum approda alla necessità di espandersi, allargarsi e riformulare modularità spaziali, superare ‘lo spazio libero’ come mancanza di ‘recinti’ individuali, ha bisogno, cioè, di riproporsi come officina, lasciando la dimensione del silenzio alla città.

Ottavio AMARO,  CASA CON SCALA LEVATOIA, 2020