Jorge Cruz PINTO

SPAZI E ELEMENTI PARA-ARCHITETTONICI. Intorno al vuoto

XXI/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

JCP, SCATOLA ARCHITETTONICA I, tecnica mista e specchio su tela e vuoto, 1,62m x 1,00m, 2020

Nel tentativo di individuare e definire i luoghi ibridi tra le arti, ho da tempo coniato il termine Para-Architettura: spazi e luoghi immaginari, sospesi tra architettura e pittura; scultura ed installazioni, in un tutt’uno combinato, teso a definire diverse forme di “elogio del vuoto”[1]. In quest’ottica concettuale ho dato vita a quadri e pannelli, dove i limiti che conformano il vuoto, la tessitura e lo stesso vuoto configurato, acquistano significato. E il vuoto, già spazio potenziale perché intimamente legato ad esso, diventa importante, dal momento che è materia latente dell’essere nelle sue svariate forme come da interpretazione della Poetica dello Spazio di G. Bachelard[2].

È proprio dal concetto di “Spazio-Limite” e dalle le sue categorie (apparenza, emergenza, latenza e vuoto [3], che si accede alle diverse fasi in cui si originano i manufatti: pannelli, che nella combinazione tra loro generano portali, ponti, angoli, stanze e che intuitivamente implicano un’interazione congiunta tra: lavoro, percezione, interpretazione e smaterializzazione della materia stessa. Pertanto, le pareti, i piani e il vuoto che in alcune combinazioni ne deriva o semplicemente l’angolo risultante da due pannelli accostati, è diversamente spazio è esattamente spazio-limite. L’angolo è il principio più elementare di contenimento spaziale, il luogo del ricordo: “(…) l’intero angolo di una casa, l’intero angolo di una stanza, tutto lo spazio ridotto dove ci piace ritrovare noi stessi, “è un rifugio che ci assicura il primo valore dell’essere: l’immobilità[4].

 Nelle mie elaborazioni: dai quadri alla Scatola Architettonica 1 e 2, dal Portale Metafisico 2 ai pannelli che chiamo Spazi-Limite, ho cercato sempre di rappresentare l’ubiquità para-architettonica dello spazio attraverso i vari piani; il posizionamento di piccoli specchi sul livello inferiore della tela, rimanda contemporaneamente allo spazio virtuale e a quello reale. Attraverso lo specchio si riflette il contesto, l’osservatore si specchia, si riconosce, e abita il quadro. Lo specchio catalizza lo sguardo, cattura e riflette le luci, gli ambienti, gli oggetti o i frammenti di altri quadri, moltiplicando la composizione dell’opera stessa.

I portali metafisici, eseguiti con tecniche miste su tela o pannelli di legno, formando un vuoto centrale, rappresentano le mutazioni ontologiche: il passaggio dall’esterno verso l’interno e viceversa, o il passaggio da uno stato dell’essere ad un altro.

Con la metafora della scatola, la stanza rappresenta l’unità architettonica minima definita da pavimento, pareti e soffitto, ed è la rappresentazione dello spazio interno protetto e intimo, probabilmente abitato, ma aperto al vuoto che evoca “l’intima immensità”.

Sul piano della rappresentazione sulla tela, le superfici cromatiche si fanno dense con spessori audaci e piani sovrapposti, e gli interni della scatola architettonica profondi nella prospettiva conica, generata dai due angoli del quadro, che convergono in un punto di fuga dissipato nel vuoto dello sfondo ritagliato della tela.

Anche in questo piano di rappresentazione, ci sono pareti, scale, basamenti cromatici e campiture nere o illuminate, che creano livelli di profondità contrastanti, mentre la materia si esprime con obiettività architettonica nelle tessiture dei materiali reali: sabbia, impasto di carta, polvere di marmo, pigmenti naturali…e sullo sfondo, nel più lontano  piano visivo, il vuoto,  risultante o ritagliato sulla tela, paradossalmente ci libera proprio del quadro e ci apre al silenzio, in un’assenza che evoca una dimensione intima, metafisica, infinita, pre o post-ontologica…dunque “Il vuoto, come infinita possibilità dell’essere!”[5].

[1] Cruz Pinto, J., Eloge du Vide, Le Carré Bleu, Paris, 2010. 
2] Bachelard, G., A Poética do Espaço, Livraria Martins Fontes Editora, São Paulo, 1989.
[3] Cruz Pinto, J., Espaço-Limite, produção e recepção em arquitectura, Ed. ACD+FAUTL, Lisboa, 2007.
[4] Bachelard, G., ibid. p. 146.
[5] Bachelard, G., ibid. p. 221.

JCP, SPAZI – LIMITI, tecnica mista e specchio su tela, 1,62m x 1,00m x 3,00m, 2020

JCP, SPAZIO – LIMITI, tecnica mista e specchio su tela, 1,80m x 0,70m, 2020

JCP, PORTALE METAFISICO 3, Trittico, tecnica mista su legno, 2,80m x 2,30m, 2020
JCP, PORTALE METAFISICO 3, Trittico, tecnica mista su legno, 2,80m x 2,30m, 2020