Gianfranco NERI

SCATOLA

X/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

«Riunire ciò che è sparso»

Questa scatola è concepita come un teatro: un teatro in miniatura che vede sostituiti i personaggi in carne e ossa a degli oggetti. Ma potrebbe anche scambiarsi per una scenografia, l’allestimento di una rappresentazione ancora da scrivere. Oppure di uno scenario che possa essere da spunto per la scrittura di una messinscena teatrale. Ma se così fosse, ciò che soprattutto sarebbe allettante in questi slittamenti di posizione – e di altri che ovviamente si potrebbero aggiungere – è che essi richiedono un preventivo e muto accordo tra chi osserva e gli oggetti in campo, alle loro mutue relazioni, alle loro relative posizioni, alle loro possibili associazioni. In base a ciò sarà quindi quest’ultima silenziosa trama a decretarne l’interesse o il rigetto: senza ulteriori aggiunte, senza ulteriori intercessioni, direttamente, inopinatamente. O si è fuori (e si è perso), o si entra nel gioco ineffabile della finzione, cioè in quella misteriosa e potente dinamica attore-pubblico descritta mirabilmente da Jorge-Luis Borges: “il quale, su di una scena, simula di essere un altro, dinanzi ad un gruppo di persone che simulano di prenderlo per quell’altro”.

Questa scatola-teatro è una semplice riflessione sulle possibilità e sui limiti della capacità degli oggetti – da soli e in relazione ad altri – di disegnare delle traiettorie di senso a partire dalle loro forme, dalle materie e consistenze che li costituiscono, e dalla luce attentamente posta a delineare la tensione tra di essi. Grammatiche visive e sintassi temporanee, logiche e misteriose insieme, in cui il riflesso nello specchio ci colloca (gigantesca presenza) sul fondale, desituandoci direttamente nell’altrove scenico.

Questa scatola-teatro è (a posteriori ma non ovviamente) debitrice alle scatole di Marcel Duchamp e a quelle di Joseph Cornell, trovando però alcune antecedenti in una piccola serie di Teatrini in scatola che ho realizzato dalla metà degli anni Settanta insieme al caro amico M° Manlio Rondoni e ripetuti nei Novanta come giuochi costruiti per una bimba. Ma è anche un tornare a ripensare al Teatrino del sabato per gli sposi, progettato sempre nel ’90 insieme a un gruppo di studenti, ispirato al Teatro in poltrona di Alfred De Musset: un libro in mano: di fronte un muro bianco. Un Teatro in camera, particolarmente adatto ai pomeriggi e alle sere di questi adombri e costretti giorni.

Il lavoro è accompagnato da una musica, gentilmente concessa dall’amico M° Gianni Nocenzi, L’occhio, la luna e il lupo…,  Empusa, 1988.

Gianfranco NERI, SCATOLA, 2019-2020, polimaterico, cm 26,3×18,8×10

La piccola scatola
La piccola scatola mette i primi dentini
e cresce un poco in lunghezza
e pure i larghezza e in profondità
e in tutto quello che ha
e ancora la piccola scatola cresce

L’armadio in cui stava dentro
sta ora dentro di lei
lei cresce e diventa più grande
adesso la stanza sta dentro di lei
non solo, ci stanno la casa e il borgo
la terra e il mondo in cui prima abitava
la piccola scatola ricorda l’infanzia
è forse per via della sua nostalgia
che piccola piccola di nuovo si fa?
e adesso lì dentro ci sta per intero
il mondo ridotto in miniatura
è facile metterlo dentro una tasca
lo perdi lo rubi così facilmente
proteggi la piccola scatola

VASKO POPA
(Trad. it. Anna Raffetto)


Manlio RONDONI e Gianfranco NERI, TEATRO IN SCATOLA, 1976, cm 53,5×27,5×12;
MR e GfN, “VERSO L’AZZURRONERO”, 1979, cm 6,7x9x6,3;
GfN, BOT, 1997, cm 8,5x10x9,5