Gian Piero FRASSINELLI

PRESAGI

I/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

Una vecchia barzelletta che qualcuno ricorderà. Una famigliola, padre, madre e un piccino che sta appena cominciando a parlare, sono a cena. La mamma imbocca il bambino che a un certo punto smette di mangiare e dice “Cacca!” La madre lo prende e lo porta in bagno mettendolo sul vasetto; aspetta un po’ nessun risultato. Lo riporta a tavola e lo rimette sul seggiolone. Riprendendo ad imboccarlo. Non passa neanche un minuto e il piccolo dice “Cacca!”. “Stavolta vacci tu” dice la donna al marito che si alza e porta il piccolo in bagno. Torna dopo un po’ scuotendo la testa “Non ha fatto niente!” dice rimettendolo sul seggiolone e riprendendo a mangiare. Quasi subito il bambino ripete ancora “Cacca!”. “Ora basta!” grida l’uomo e perdendo la pazienza batte il pugno sul tavolo. La brocca che era in bilico sul bordo cade andando in mille pezzi. “Caccato!” dice il piccolo, compiaciuto.

Quel bambino avrei potuto essere io; mia madre mi chiamava “Cassandra” perché profetizzavo sventure e purtroppo spesso ci azzeccavo. Di recente quando abbiamo cominciato a essere in quarantena; isolati in casa, più di un amico mi ha telefonato per dirmi che gli sembrava di stare in una delle mie “Città Ideali”. Né quando ero bambino, né adesso mi sento orgoglioso di questa mia specialità. Dedico a chi vorrà leggerla o rileggerla, la prima delle mie città.

PRIMA CITTÀ – “CITTÀ 2.000 t.”

Su prati verdeggianti, colline assolate, montagne selvose, si estende eguale e perfetta la città; sottili, altissime lame di edifici continui intersecatisi tra di loro in maglie rigorosamente quadrate della misura di una lega. Gli edifici, o meglio l’unico ininterrotto edificio è costituito da celle cubiche aventi la dimensione di 5 cubiti; queste celle sono disposte l’una sull’altra in un unico ordine fino ad un’altezza di un terzo di lega sul livello del mare così che l’altezza relativa dell’edificio varia in relazione all’altitudine del terreno su cui sorge.

Ogni cella ha quindi due pareti opposte confinanti con l’esterno; le pareti di ogni cella sono di materiale opaco ma permeabile all’aria, rigide ma soffici. La parete orientata a nord (o se questa è confinante con l’esterno, quella orientata a ovest è capace di emettere immagini tridimensionali, suoni ed odori.

La parete opposta è occupata da un sedile capace di aderire perfettamente a qualsiasi corpo umano fino ad avvolgerlo completamente; in questo sedile sono incorporati apparati capaci di soddisfare le necessità alimentari, escretorie e sessuali. La sostanza membranosa costituente questo apparato quando non è in funzione si ritira assieme ai suoi accessori ricostituendo la parete attorno al sedile. Il pavimento è un simulatore di materia e può, riprodurre in tutti i loro parametri sensoriali un gran numero di sostanze.

È però il soffitto la parte essenziale della cella; esso è costituito da un unico schermo ricettore di impulsi cerebrali.

In ogni cella alloggia un individuo i cui impulsi cerebrali sono continuamente captati dal pannello e ritrasmessi all’analizzatore elettronico unico le cui complesse apparecchiature sono raccolte al sommo dell’edificio sotto una volta continua semicilindrica; l’analizzatore seleziona, compara e media i desideri dei singoli programmando attimo per attimo la vita di tutta la città mediante la parete emittente, il pavimento simulante e le azioni della parete attrezzata; in tal modo tutti i cittadini sono sempre nelle stesse identiche condizioni di eguaglianza.

Qui la morte non esiste più.

Capita a volte che qualcuno si lasci prendere da assurdi pensieri di ribellione contro la vita perfetta ed eterna che gli viene concessa. La| prima volta l’analizzatore ignora il crimine, ma se esso si ripete la città decide di rifiutare lo spazio vitale a colui che se ne mostra tanto indegno. Il pannello del soffitto si abbassa con una forza di duemila tonnellate fino a congiungersi al pavimento.

È a questo punto che, nella meravigliosa economia della città si determina la vita. Il pannello risale fino alla sua posizione originaria e nello stesso tempo tutti gli individui che occupano celle la cui distanza è di un quarto di lega rispetto alla cella vuota cedono un ovulo o un gruppo di spermatozoi che vengono trasportati attraverso appositi canali in una folle gara verso il sedile rimasto vuoto; qui un ovulo è fecondato e il sedile si trasforma in utero proteggendo per nove mesi, fino all’alba del suo felice destino il nuovo figlio della città.