Enzo CALABRESE

L’ILLUSIONE DEL LUOGO

IX/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

Difficile provare a dare una definizione di quello che ognuno ha vissuto nella sua intimità nei 60 e più giorni di clausura forzata… Io mi ritengo fortunato, la mia casa con vista sull’azzurro è stata una prigionia piacevole. Le riflessioni si sono spostate quindi su altro… L’intensa vita virtuale, che ha affiancato se non superato quella fisica, non poteva non precipitare i pensieri sul suo ruolo nel progetto di architettura. La mia casa poteva essere diversa nel suo rapporto con lo spazio della rete? In che modo la realtà virtuale entra in gioco e si impossessa dell’architettura reale?

La relazione non è diretta, come magari piacerebbe sentirsi dire, ma è legata più al modo di porsi davanti al progetto (non certo ad un metodo che è roba per tecnologi). Con questo intendo dire che l’atteggiamento corretto di un progettista è quello di considerare un insieme molto complesso di elementi e fattori di contorno, i quali influenzano non poco il risultato finale. Se si pensa al progetto di una casa, i primi fattori riguardano i desideri del cliente; il progettista li fa suoi, e li fa interagire in una reazione chimica, con diversi tipi di elementi: l’esposizione, il luogo, il contesto, il clima, la cultura e le tradizioni e così via, aggiungendo infine il suo modo di vedere le cose. Il progetto nasce dalla sua capacità di creare un’alchimia tra tutti gli elementi a disposizione, compresi i suoi sogni, la sua visione onirica delle cose… e così crea! Il progettista elabora delle idee, che servono a decodificare tutti gli elementi acquisiti e trasferisce sulla carta il suo pensiero, per poi trasformarlo in realtà. Il progetto si occupa di questa parte. L’atteggiamento è tutto, se è corretto, e se l’architetto è bravo, il risultato sarà straordinario.

Enzo CALABRESE , DISTANZA TEMPORALE, 2020

Il progettista dovrebbe prestare più attenzione agli input e alle potenzialità che provengono dal mondo virtuale?

Sarebbe una bella prova di abilità quella di ribaltare le regole del gioco! Certo che sì! Le sue potenzialità non sono state ancora neanche sfiorate (forse da qualcuno solo percepite e raccontate) e di conseguenza non lo sono neanche le riflessioni che ognuno potrebbe o dovrebbe fare prima di porsi davanti al progetto, in questo preciso presente. Parlo di occasioni speciali ovviamente. Il perché è semplice, già accade in altri campi. Quello che si sperimenta a livelli estremi ha poi utilissime ricadute nel mondo di tutti i giorni. Provo a fare un esempio semplicissimo, ma solo in apparenza a rifletterci bene.

Pensiamo alla tv: sapere che esiste nella vita di ogni giorno ci dovrebbe far concepire lo spazio di una casa in modo diverso rispetto a come si organizzava lo stesso spazio, nel passato. Se consideriamo infatti lo schermo nella sua versione smart, 4K o 8K, come ad una sorta di finestra sull’infinito, ecco che bisognerà ripensare a tutte le attività che saranno ospitate all’interno dello spazio abitativo, per farle svolgere al massimo delle loro possibilità e non solo adattate (l’adattamento è tipico dei periodi di transizione, e noi siamo solo agli inizi del “presente” che produce concetti come umanità aumentata, realtà aumentata, intelligenza aumentata).

Quello a cui assistiamo è un continuo disastroso restauro e adattamento forzato di concetti goffi, che non sono tali in senso assoluto, ma sono inadeguati rispetto alla complessità del presente. Ci sarà la necessità di rompere gli schemi classici e provare a elaborare riflessioni profonde su ciò che il nuovo mondo ha portato in superficie.

Nel progetto si dovrà pensare (ripensare!) allo schermo della tv, non solo come si tiene conto di una finestra, e già sarebbe tanto!… In un atteggiamento molto corretto, si penserà a questo pannello nero, come ad una finestra speciale, verso la quale graviteranno molte attività della casa, con un panorama diverso da tutti gli altri, non il migliore, ma il più diverso di sicuro.

Siamo da sempre abituati a lavorare con regole fisse, con la concretezza dello spazio tridimensionale e della materia solida. Quando dico che è l’atteggiamento che cambia, voglio dire proprio questo. Nel brief di progetto le variabili in gioco mutano, e gli schemi crollano. Se al concetto di distribuzione dello spazio, dovessimo sostituire quello di colonizzazione dello stesso (cosa che dà l’idea di un azzeramento e un ritorno alle origini) beh, accidenti se le cose cambiano! Non voglio sapere, né dire come, ma cambiano!

Se questo è vero lo è anche l’esistenza di uno spazio mentale che diviene enorme, si espande, perde i suoi connotati stabili per fluttuare oltre l’esperienza e i confini geometrici, divenendo, per dirla con parole di Bauman, “liquido” appunto. In esso la vita si svolge parallelamente a quella biologica, ma in un’altra modalità. Questa modalità ti porta a non essere esattamente dove sei fisicamente e inevitabilmente ti fa vivere esperienze diverse e ti fa avere aspettative diverse, anche e soprattutto nei confronti dello spazio che ti circonda. Il mio diario vuole essere uno stimolo alla riflessione della complessità del cambiamento che stiamo vivendo.