Chiara COCCORESE

ANDARE ALLA LUCE

XII/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

“Forse l’immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta dalla nostra certezza che esse sono esse e non altre, dall’immobilità del nostro pensiero nei loro confronti” Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto

Forse siamo stati troppo tempo in casa. Chiusi nelle nostre scatole, nell’ombra dei nostri soffitti, nella sicurezza della geometria che delinea le pareti e le porte, nel calore giallognolo e confortevole delle nostre lampadine, in fondo stiamo bene. Eppure cerchiamo disperatamente la luce che entra dalla finestra, emanazione di vita che proviene dall’esterno della nostra casa, della nostra città e del nostro mondo, e ne respiriamo inconsciamente la preghiera.

Luce. La meccanicità dei miei pensieri mi impedisce di vedere la tua sostanza. Natura particellare, ondulatoria, entrambe. Sinuosa come una musica, impetuosa come un sospiro, portatrice di magia e di mistero, artista magistrale di pennellate scintillanti su tutta la creazione. Entri nella mia casa così viva, ti posi sui miei oggetti, disegni geometrie sulle pareti, crei riflessi d’oro sul parquet, giochi con il colore delle tende e arrossisci, ti fai sottile per passare attraverso i fori delle tapparelle. Fotografo la mia casa e cerco di sentirti, di immaginarti, di seguirti, di disegnarti. Non è solo il senso della vista a ringraziarti, ogni particella del mio corpo vorrebbe partecipare alla tua danza. Fuori da queste mura o da questo grembo.