ANALOGIQUE

LA CITTÀ DELLA PROTEZIONE È UNA CAMERA DI CONTROLLO

XVII/A

Ideazione e cura di Marina TORNATORA

+++++++ Il controllo +++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

I nostri territori sono campi di battaglia senza impronte dove memoria, geografia e geologia sono in continua mutazione, in un processo generativo di stabile fragilità. La pandemia ha amplificato la necessità di attivare azioni di controllo seriale e individuale.

“Il dispositivo panoptico predispone unità spaziali che permettono di vedere senza interruzione e di riconoscere immediatamente”. Sensori di presenza, telecamere a circuito chiuso, localizzatori gps, droni militari come un unico organismo complesso, un dispositivo politico che registra movimenti e azioni, monitora le scene di vita urbana e lo stato di salute degli uomini, arricchisce i server di database di nuove forme di fenomeni aggregativi e segnala occasioni di pericolo e anomalie comportamentali. “La sua funzione è di risolvere tutte le confusioni: quella della malattia, che si trasmette quando i corpi si mescolano; quella del male che si moltiplica quando la paura e la morte cancellano gli interdetti”.

In tempi di emergenze planetarie, le libertà civili sono minate e il normale equilibrio tra sicurezza della salute collettiva e tutela dei dati del singolo individuo, entrambi diritti riconosciuti fondamentali, si sposta nettamente verso la salvaguardia dell’intera umanità.

“La visibilità è una trappola. […] La città appestata, tutta percorsa da gerarchie, sorveglianze, controlli, scritturazioni, la città, immobilizzata nel funzionamento di un potere estensivo che preme in modo distinto su tutti i corpi individuali, è l’utopia della città perfettamente governata”. La città è un paesaggio continuo di transizioni e salti dal naturale all’artificiale, abitato da animali da laboratorio per sperimentare i virus e testare farmaci di cui non conosciamo gli effetti, il luogo dove si perde la traccia dell’esistenza, il focolaio di una emergenza planetaria. La città che protegge l’entusiasmo del progresso è sotto assedio e la copertura del controllo è totale.

Il presente ci pone davanti i limiti di questa perfezione della città che rendono necessaria una nuova scrittura nel dizionario degli elementi fondamentali parallelamente a una introduzione di movimenti e usi che sopprimano il gesto suprematista di uno sterile formalismo a vantaggio di una arcaica idea di tempo, di una logica all’imperfetto, senza passato né futuro. Così una screpolatura dai margini complessi, in terreni d’azione porosi, lascia spazio all’immaginario di processi multidisciplinari di inclusione sociale in un tratteggiato movimento non lineare, di un lavorio incessante, senza gravare il progetto del fine di proporre soluzioni definitive e immutabili.

+++++++ La protezione ++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

La modernità ha reciso le radici domestiche dell’uomo, immergendolo dentro le metropoli artificiali, come vittima di controllo, pazzia, violenza, solitudine. Fuori o dentro la città, un arcipelago di sfere del tempo ritrovato, senza scala e senza posizione, costituisce il luogo di redenzione civile, di lentezza, di protezione della fragilità dell’uomo, di un modello di abitare il mondo fatto di nuove relazioni con gli altri esseri viventi, senza nostalgia. Sono i nodi del grande elastico che tiene insieme la micro scala territoriale ad una realtà globale più ampia, sono corpi senza organi in cui transitare o soffermarsi per un drink, in cui pregare, giocare, ascoltare, guardare, pomparsi e riposarsi.

La casa, nella sua articolazione di camere e spazi, è generatore e precursore di piattaforme intercambiabili per ripensare diversi aspetti del progetto della contemporaneità, in cui le infrastrutture per il trasporto e la comunicazione si intrecciano ai temi della sanità e dell’educazione, insieme ai valori dell’abitare e della produzione. Così la casa è un contenitore di nomadismo, di flussi ininterrotti di informazioni, di relazioni metropolitane, di sentimenti, di silenzio, d’intimità. La natura, reclamizzata nel tentativo di ritrovare un equilibrio o una soluzione ai problemi ambientali, si pone come alternativa essenziale, modernità silenziosa, condizione post-umana, in cui si fa perdere la traccia dell’uomo.

ANALOGIQUE, LA CITTÀ DELLA PROTEZIONE È UNA CAMERA DI CONTROLLO, 2020